Alla scoperta del massaggio tradizionale thailandese
Una giornata di pratica nella Thailandia del Nord. © Vera Ferluga
Con radici che risalgono a tempi antichi, il massaggio tradizionale thailandese è il ramo della medicina tradizionale thailandese che si occupa della salute attraverso la manipolazione del corpo. Conosciuto ma non troppo in Occidente, proveremo a fare un po’ di luce su di esso, esplorandone la storia e le caratteristiche.
La tradizione fa risalire le sue origini a 2500 anni fa, narrando come esso arrivò dal nord dell’India alla Thailandia seguendo la diffusione del Buddhismo. Si racconta che il suo fondatore fu Jīvaka Komārabhacca, leggendario medico indiano. Contemporaneo del Buddha, quando entrò in contatto con i suoi insegnamenti ne fu colpito e decise di seguirlo, diventando il medico della Sangha, ovvero della comunità di praticanti. Fu così che il massaggio e la medicina da lui praticati arrivarono in Thailandia, viaggiando di monastero in monastero.
Come per tutte le storie della tradizione, anche questa contiene elementi di realtà e altri di mito. Trattandosi di un sapere trasmesso principalmente oralmente, sono poche le fonti scritte (e tradotte) arrivate fino ai giorni nostri. Una testimonianza sono le famose iscrizioni nel tempio di Wat Pho rappresentanti la fisiologia del corpo, ma rimangono difficilmente interpretabili.
Come tutte le medicine tradizionali, anche quella thailandese è sicuramente il risultato di una sintesi di conoscenze ed elementi prodotti a livello indigeno, su cui si sono intrecciati elementi provenienti da altri sistemi medici: non è difficile pensare come essa possa aver goduto delle influenze della medicina ayurvedica e di quella cinese, data la posizione geografica della Thailandia. Il risultato è un sistema di diagnosi e cura basato sul principio degli elementi naturali come forze costitutive dell’organismo e del mondo: la loro armonia determina lo stato di salute fisico e psichico dell’individuo. Le cure si basano principalmente su preparati farmacologici a base di erbe e sul trattamento manuale con i massaggi.
Il massaggio tradizionale thailandese che conosciamo oggi proviene principalmente dalla tradizione della scuola di Wat Pho a Bangkok. Da essa nacque negli anni ’80 la scuola Old Medicine Hospital di Chiang Mai, dove ebbe inizio la diffusione del massaggio agli occidentali. La forma di massaggio più comunemente praticata oggi si basa sul principio di liberare il corpo dalle tensioni che impediscono il mantenimento dello stato di salute psicofisico, ovvero di equilibrio tra gli elementi. Il massaggiatore opera a terra usando pressioni ampie, acupressioni, allungamenti, mobilizzazioni articolari, accompagnando il corpo in una danza che assomiglia a uno yoga passivo. Può scegliere di effettuare i “blood stops”, pressioni profonde che interrompono e rilasciano il flusso sanguigno per ottenere un effetto di “risciaquo”, oppure il massaggio addominale “chi nei tsang”, o quello con percussioni “tok sen”. Il risultato è un trattamento estremamente completo, che opera globalmente su tutte le strutture del corpo, liberandolo da tensioni e rigidità.
La particolarità più preziosa della tradizione del massaggio thailandese è il suo legame con la pratica della consapevolezza. Le radici comuni con la filosofia buddista si ritrovano ancora nell’importanza data alla coltivazione della pratica meditativa per ottenere una centratura stabile, e all’esercizio delle quattro qualità della mente (compassione, equanimità, gioia e amorevole gentilezza) durante il trattamento, attraverso la qualità della propria presenza e del proprio tocco. Molto di più di un semplice massaggio.
Vera Ferluga, operatrice di massaggio tradizionale thailandese, studentessa di osteopatia e istruttrice yoga. Accompagna le persone nello sviluppo della consapevolezza attraverso la relazione con il proprio corpo e la propria salute.
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